Qualche anno fa un’amica mi ha fatto un regalo insolito: un cielo. “Ho passato la tua data di nascita a un’astrologa” mi ha detto, “una bravissima, una che lavora con gli psichiatri e usa gli archetipi junghiani, guarda, vai tranquillo, a me l’ha consigliata il mio psichiatra supervisore, fa i cieli pure a lui”.
Eccomi quindi a casa della signora, che nel frattempo ha ricevuto via mail la mia data di nascita. Non le sono ancora seduto di fronte che subito mi chiede: “lei non è che in qualche modo è una specie di artista?” “Mah” dico io, “una specie mi sembra l’espressione giusta”. “E cosa fa: scrive o dipinge?” “In qualche modo scrivo”. “Ah. E la sua è mica una scrittura gotica?” “Piena di guglie e gargoyles, in effetti lo è”. (Qualche mese dopo, quando Meduse sarà in libreria gliene manderò una copia. Dentro, mi dirà, ci sono le voci dei miei ultimi corpi malati e ammazzati).
Tralasciando digressioni su amori più o meno felici, parenti folli vicini e lontani, aspetti che è meglio tenere nascosti, l’incontro è poi così proseguito: sono un’anima antica, in questo mondo da secoli. Nella maggior parte delle vite precedenti sono stato barbaramente ucciso. Ho ucciso anch’io, qualche volta, ma sempre e solo per difendermi.
In una delle mie passate incarnazioni, io e la mia amica eravamo fratelli gemelli, legati da un amore speciale, talmente speciale che le persone che si occupavano di noi hanno ritenuto di doverci separare. Io sono finito a fare il soldato, e lì sono morto, o forse mi sono lasciato uccidere. Lei chiusa in un convento di monache si è suicidata poco dopo. Ora che ci siamo rincontrati in questa vita, tocca riparare la disgrazia.
Luca, invece, è stato una delle mie madri. Un senso materno non proprio sviluppato: mi ha ucciso appena nato. Anche lui ha qualche conto in sospeso con me.
Ho sempre vissuto in terre circondate dal mare. Isole inondate di sole, in pieno mediterraneo, o sbattute dal vento del nord, con distese di erica e nuvole in fuga, scogliere e falesie, ma sempre isole. Ho conosciuto una vaga idea di felicità solo nelle vite in cui sono stato donna. Non perché fossi amata: trovato il mio modus vivendi e sempre in occupazioni femminili e solitarie: sono stato così tante volte sacerdotessa da perdere quasi il conto, sacerdotessa legata ai misteri, alle cose occulte, alle tradizioni mistiche dei luoghi in cui ho vissuto. Eccomi là, una giovane donna con una fiaccola, seduta su una pietra tombale, una veste scura agitata dall’aria notturna: addetta alle funzioni del trapasso. Un modo originale per essere felice. Meno male che è passata la fase.
Sono già stato scrittore, pare, e il mondo intero ancora mi rende onore. Preferisco non dire chi sono stato. Il mistero è che di quella vita non ricordo nulla, meno che di tutte le altre messe insieme. Peccato.
In questa vita devo fare i conti, tra le altre innumerevoli cose, con: un sole in pesci (natura ipersensibile e intuitiva, una iattura che rende la vita pratica tormentata, a meno che non mi riesca di comunicare col segno opposto, razionale e terreno: la vergine, ma la vedo malissimo); plutone nella vergine in domicilio diurno (inconscio debordante, tutto un cinerama di sogni a occhi aperti e chiusi e a mezz’asta); plutone opposto a urano (i due litigano in continuazione: uno costruisce convinto che in fondo le cose possano avere un senso, l’altro butta giù, disfa e disperde); marte in domicilio notturno con lo scorpione (tramano, confabulano tutte le notti, bisbigliano fastidiosi i loro piani segreti di distruzione); sole in trigono con giove (il rapporto con i soldi. ok: quali soldi?, ma anche l’autostima, e idem come sopra); un giove punitivo, privativo, autoritario, meschino (se ne sta immobile brontolando, stolido nel bloccare anche la più vaga possibilità di successo, di guadagno, di riconoscimento nel mondo); un nettuno, guarda un po’, in aspetto molto difficile (può far uscire di testa, portare l’anima a strane derive, far impazzire le voci di dentro, e fa quadrato con luna, e qui si parla di squilibri karmici che uno si porta dietro da secoli, mica una nevrosi da dilettante); infine, un saturno doloroso, che taglia, reprime, un po’ cerebrale, non ne vuole sapere della mia anima e per questo le mette paura quando si emoziona, lei vorrebbe scrivere di ogni cosa, lui fa di tutto per impedirglielo.

Questi, grosso modo, gli aspetti più importanti di questo mio cielo, l’attuale. Esiste la possibilità che tutto si sblocchi, che il medium coeli si realizzi. “Ma come?” le chiedo. “Scriva” risponde lei, “questo è il suo destino. Niente chiacchiere, la finisca con l’indolenza e gli alibi. Smetta di pensarci, lo faccia e basta. Perché un’unica cosa le deve essere chiara: se scrive le si realizza il karma e la pianta lì con le reincarnazioni”. Potrebbe essere l’ultima volta che mi vedete passare sulla terra.