io
regina
meduse
 
arturo
gloria
 
lei riempie la scena. sta in piedi nel buio, si guarda attorno e, con le mani appoggiate ai fianchi, scruta l’ombra ai suoi lati.
la prima cosa che faccio quando la vedo è sorridere.
l’immagine successiva è un primo piano: strisce nere le graffiano le guance, come se grandi mani sporche le avessero afferrato il volto per lavorarlo e plasmarlo. le labbra sono rosse e gonfie, il trucco sbava e si mischia ai segni scuri. la sua faccia, così, ha tutto un altro disegno.
poi il quadro si allarga e lei è dentro una baracca spoglia di legno e lamiera, con terra battuta per pavimento. da qualche parte, invisibile, brucia un fuoco e i riflessi delle fiamme le colorano la pelle bianca, le tremano dentro gli occhi.